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Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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 “L’uomo dal fiore in bocca” al teatro “Don Bosco” di Catania

Ester Ragonesi V I Eno – viale Tirreno*

 

Giorno 4 dicembre 2018, presso il teatro “Don Bosco” di Catania si è svolta la rappresentazione “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello, con la regia di Pino Pesce e la partecipazionedell’attore Mario Opinato.

L’attività,prevista nell’ambito di unprogetto sperimentale di innovazione didattica e potenziamento area linguistico-letteraria con attività giornalistica “thevoicekw”, è stata rivoltaagli studenti dell’IPSSEOA “K.Wojtyla” e del liceo classico“N. Spedalieri”di Catania.

Secondo alcuni riferimenti storici, quest’opera fu pubblicata nel 1923 dallo scrittore Luigi Pirandello sotto il nome “La morte addosso” e poi rinominata “L’uomo dal fiore in bocca”.

L’opera, breve e significativa,ha voluto sensibilizzare gli spettatori a meditare sull’importanza della vita, a cogliere l’attimo improvviso e capire chealcuni beni indispensabili per noi esseri umani non devono essere apprezzati solo nel momento del bisogno o del rischio irreparabile ma in tutti i giorni che viviamo.

La trama, racconta di un uomo dall’identità sconosciuta e irrilevante che scopre inaspettatamente d’esser vittima di un epitelioma, un male comparso sul suo labro, il quale lo condurrà alla morte. Egli descrive “questo male” con minuzia, come se il riecheggiare nell’aria di questa parola fosse un suono dolce che si adatterebbe alla figura naturale del fiore, che in realtà però è maligno. Ma l’uomo non si lascia morire prima del tempo e non vive con angoscia gli ultimi suoi giorni di vita, pertanto il suo comportamento cambia radicalmente tanto da riuscire a cogliere tutti gli avvenimenti, come se fossero importanti, poiché si rende conto che saranno gli ultimi attimi che lui potrà godere e vivere spensieratamente.

La scena si svolge in un caffè notturno di un piccolo paesino sconosciuto, dove compare la figura di un avventore che aveva perso il treno. L’avventore, un uomo comune, che la monotonia e la banalità della vita hanno reso piatto e vuoto, si ritrova in attesa che faccia giorno per ripartire col treno successivo. In questa realistica circostanza incontra l’uomo dal fiore in bocca, con cui rimane a dialogare tutta la notte, seduti ad un tavolino. Dai drammi familiari alle riflessioni sull’esistenza e sull’importanza della quotidianità e dei dettagli delle cose. La scena si conclude con la separazione dei due e la morte che interrompe l’ultimo respiro dell’uomo malato, il quale dopo alcuni mesi compare sottoforma di figura immaginaria all’avventore, ormai felice e grato di averlo conosciuto.

In quest’opera Pirandello affronta il dilemma di come l’uomo si pone davanti alla morte e offre spunti di riflessione a tutti coloro che hanno perso il senso dell’esistenza.

Mario Opinato è riuscito a trasmettere queste tematiche attraverso un’interpretazione intensa e ha suscitato forti emozioni tra gli studenti presenti in sala che alla fine dello spettacolo lo hanno applaudito con entusiasmo!

 

*Lella Battiato Majorana, thevoicekw

 

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