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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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25 aprile, festa della liberazione dall’invasione tedesca

Ricorre il 75° anniversario ai tempi del coronavirus

Lella Battiato Majorana

Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno in Italia si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo e dalle violenze operate dai tedeschi: leggi razziali, angherie, stragi in Italia, ricordiamo Fosse Ardeatine, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Vinca e le migliaia di eccidi  commessi e deportazioni.

L’occupazione tedesca dell’Italia non terminò in un solo giorno: il 25 aprile è una data simbolo, perché coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della Repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani con il popolo italiano avevano organizzato un piano coordinato per riprendersi le città.

La decisione di scegliere il 25 aprile come “festa della Liberazione” (o “anniversario della Liberazione d’Italia”) fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – sotto il re Vittorio Emanuele III, stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”.

La data fu fissata in modo definitivo con la legge n. 269 del maggio 1949, presentata da De Gasperi in Senato nel settembre 1948 ed è considerato un giorno festivo.

Anche altri paesi europei ricordano la fine dell’occupazione straniera durante la Seconda guerra mondiale, da parte dei tedeschi ma in date diverse: Paesi Bassi e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, in Norvegia è festa l’8 maggio, in Romania il 23 agosto. Anche in Etiopia si festeggia il 5 maggio la festa della Liberazione, ma in quel caso per ricordare la fine dell’occupazione italiana, avvenuta nel 1941.

L’offensiva fu subito un successo, sia per la superiorità di uomini e mezzi degli attaccanti alleati che per il generale sentimento di sfiducia e inevitabilità nella sconfitta, che si era diffuso tra i soldati tedeschi e i repubblichini, nonostante le volontà delle massime autorità tedesche  di continuare la guerra fino ad aprile.

Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti (i membri del Partito d’Azione), emanò le istruzioni di insurrezione generale. Bologna, ad esempio, fu attaccata dai partigiani il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli alleati il 21.

Il 24 aprile 1945 gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile i soldati tedeschi e della Repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino.

A Milano era stato proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato alla radio “Milano Libera” da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Le fabbriche furono occupate e presidiate e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per andare verso Como (sarebbe stato poi catturato dai partigiani due giorni dopo e ucciso il 28 aprile).

I gruppi di forze che si opponevano ai tedeschi continuarono ad arrivare a Milano nei giorni tra il 25 e il 28, sconfiggendo le residue e limitate resistenze. Una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne a Milano il 28 aprile.

Le prime pagine dei quotidiani il 25 aprile 1945

I giornali italiani celebrarono il 25 aprile 1945 come un giorno importante nella guerra:. Non solo l’Unità e Il Popolo, giornali ufficiali del Partito Comunista e della Democrazia Cristiana che si stampavano nelle parti d’Italia già liberate da tempo, ma anche il Corriere della Sera, che durante il ventennio fascista era stato vicino al regime, il 26 aprile  uscì con una sorta di “numero unico” con la testata Il Nuovo Corriere: direttore dell’edizione fu Mario Borsa, giornalista antifascista a cui il CLN affidò temporaneamente la direzione del giornale.

Solo i titoli di prima pagina della Stampa del 26 aprile ignorarono completamente i combattimenti nell’Italia settentrionale: parlavano invece della “fanatica resistenza” dei soldati tedeschi in Germania, che ormai controllavano solo qualche quartiere di Berlino.

In tutta Italia, abbiamo ricordato questa ricorrenza nonostante l’emergenza sanitaria Covid-19; virtualmente si è festeggiato l’evento, che sottolinea l’identità più autentica e profonda della libertà: una guerra di liberazione contro i tedeschi. Il popolo italiano ebbe la forza di organizzare una guerra civile e insurrezione nazionale contro i tedeschi.

Un messaggio affinché i valori di libertà e democrazia che contiene questa giornata possano essere sempre tenuti presenti dai governi e la guerra è un nemico che causa morte, lutto e disperazione.

Una riflessione per saper leggere con obbiettività e documenti storici questa pagina di storia importante, abbiamo l’opportunità di ricostruire, a partire da questa esperienza, un futuro che tenga conto di questi elementi e ci auguriamo che le istituzioni riescano a fare scelte coraggiose, improntate alla ripartenza delle economie locali, proteggere i cittadini e applicare forme più giuste sullo stato sociale e tornare a dare voce, con nuova forza, ai principi fondanti della nostra Costituzione.

Ci auguriamo di abbattere burocrazia, avviare una sana e giusta deregulation e sconfiggere realmente le mafie, nel rispetto di tutti gli uomini e le donne uccisi, che hanno sacrificato la loro vita per applicare rispettare le leggi e dare un futuro onesto e sereno ai giovani.

 

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