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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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La geriatria oncologica e il lavoro di rete

Report del convegno di Palermo tenuto all’Ordine dei Medici di Palermo

Angela Ganci

 

Diagnosi precise, precoci e interdisciplinarietà delle competenze nell’assistenza al malato oncologico, sono una necessità professionale impellente nel caso di pazienti anziani, la cui probabilità di sviluppare il cancro dopo i 65 anni è stimata quaranta volte superiore.

Sul tema un intenso dibattito tenuto all’’Ordine dei Medici di Palermo. Focus dell’evento formativo: la geriatria oncologica, sue caratteristiche e strutturazione di un efficace lavoro di rete, per definire uno stile di vita salutare, attraverso professionisti, nutrizionisti, psichiatri, geriatri, infermieri.

“Molti chiedono il segreto della longevità - commenta Calogero Caruso -. Il segreto della longevità dei centenari consiste indubbiamente in un mix di genetica, epigenetica, ambiente e caso. Un aiuto nelle scelte di vita salutari viene indubbiamente dalla dieta mediterranea, con in primo piano l’olio di oliva con il suo potere antiossidante e antitumorale”.

Prevenzione e una cura, sempre più urgenti con l’avanzare dell’età, caratterizzata spesso da fragilità e complessità croniche tipiche del paziente difficile, nonché possibile riduzione delle funzioni psichiche che possono condurre all’ospedalizzazione e alla morte.

“Il paziente anziano e fragile necessita di continua assistenza: le sue capacità di recupero dopo un evento avverso, come appunto il tumore, sono ridotte, anche rispetto all’inaccettabilità dell’evento morte o di una qualsivoglia malattia, più marcata se si tratta di anziani sani, senza particolari fragilità. Ecco che il malato anziano, ricoverato in ospedale, senza il supporto dei propri cari, già di per sé portatore di patologie mediche, può mostrare scompensi psicopatologici, disorientamento, deliri, dovuti all’ambiente non familiare, depressioni secondarie per la condizione medica di allettamento, invasività diagnostica e continui ricoveri e terapie, rispondendo male al trattamento oncologico e aumentando il rischio suicidario” precisa Ignazio Carreca.

“Oggi riconosciamo l’importanza di una gestione del paziente con cancro che colleghi medicina, infermieristica e psicologia, e unisca figure quali il medico di medicina generale, il geriatra, lo psicologo - sottolinea Silvio Monfardini -  soprattutto nella cura di un paziente fragile, sensibile alla vicinanza di un caregiver, grazie al quale le prospettive di vita si allungano, la cui individuazione è utile strategia della rete di cura. Il nostro obiettivo non è la guarigione, ma un ascolto della sofferenza attento al fine di diminuire lo scarto tra vita stimata e vita vissuta con il tumore”.

“È dovere dei professionisti svolgere opera precoce formativa verso uno stile di vita sano, uno screening non tardivo e una comunicazione della diagnosi infausta nel rispetto dei principi di buona relazione medico-paziente, oltre che di sincerità. È infine doverosa l’assistenza in fase terminale, recuperando il concetto di cure palliative, non come inutili, contro un accanimento terapeutico dannoso - conclude Roberto Garofalo - La morte è inevitabile, e il lasciare andare dolcemente verso una meta non evitabile, compito precipuo di ogni professionista”.

 
     
     

 

 

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