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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Il “Cantico dei Cantici” di Roberto Latini in scena al Centro Zo Culture Contemporanee di Catania

Un testo d’amore pieno e senza tempo tra due giovani amanti

Lella Battiato Majorana – foto Fabio Lovino

 

Per la rassegna di teatro contemporaneo “Altrescene Preview”, sul palco di Zo centro culture contemporanee a Catania si è esibito riscuotendo tanto successo, l’attore performer Roberto Latini con una rivisitazione/riflessione sul “Cantico dei Cantici, spettacolo che desta meraviglia. Uno dei testi più antichi di tutte le letterature (chiamato altrimenti Cantico ebraico shir hasshirìm, Cantico sublime; in greco ásma asmáton; in latino Canticum Canticorum) contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana, attribuito a re Salomone, che certamente fu composto non prima del IV secolo a. C.: nei suoi 8 capitoli contiene poesie d’amore in forma dialogica tra un uomo (“Salomone”) e una donna (“Filammita”).

Latini, Attore, interprete, regista, raffinatissimo performer, amato dal pubblico e dalla critica, geniale persona nel costruire il suo inconfondibile linguaggio scenico, si è formato a Roma presso Il Mulino di Fiora, Studio di Recitazione e di Ricerca teatrale diretto da Perla Peragallo.

Premio Ubu 2017 come migliore attore e performer proprio con il “Cantico dei Cantici”, firma  l’adattamento e la regia dello spettacolo, musiche e suoni di Gianluca Misiti, luci e tecnica di Max Mugnai.

Il primo interrogativo che ci si pone dopo aver visto lo spettacolo è come è riuscito Latini a trovare e scrivere moltissime cose in questo suo affascinante lavoro  (riferimenti testuali, iconici, elementi spaziali,musicali, stratificazioni, sotto-testi, elementi meta-teatrali), e la domanda cui al riflessione critica non può sfuggire è perché ha scelto questo testo e lo ha voluto riscrivere scenicamente, ancestralmente quale necessità interiore o politica lo ha spinto.

Il regista tiene a ricordare che si tratta della quarta parte del suo progetto “noosfera” in cui, dalla reinterpretazione di un concetto legato alla sfera del pensiero umano, sintetizza e definisce una sorta di coscienza collettiva. Si tratta di un gesto di amore pieno e carnale tra due giovani amanti, un testo antichissimo per questo senza tempo assoluto, nel quale si percepisce tutta la potenza dell’ispirazione erotica tralasciando qualsiasi significazione allegorica che le tradizioni ebraico e cristiane hanno proiettato su di esse.

La scelta fatta da Latini è radicale e non ammette dubbi “Il Cantico dei Cantici è uno dei testi più antichi di tutte le letterature. Pervaso di dolcezza e accudimento, di profumi e immaginazioni, è uno dei più importanti, forse uno dei più misteriosi; un inno alla bellezza, insieme timida e reclamante, un bolero tra ascolto e relazione, astrazioni e concretezza, un balsamo per corpo e spirito. Se lo si legge senza riferimenti religiosi e interpretativi, smettendo possibili altre chiavi di lettura, rinunciando a parallelismi, quasi incoscientemente, se lo si dice senza pretesa di cercare altri significati, se si prova a non far caso a chi è che parla, ma solo a quel che dice, senza badare a quale sia la divisione dei capitoli, le parti, se si prova a stare nel suo movimento interno, nella sua sospensione, può apparirci all’improvviso, col suo profumo, come in una dimensione onirica, non di sogno, ma di quel mondo, forse parallelo, forse precedente, dove i sogni e le parole ci scelgono e accompagnano. Non ho tradotto alla lettera le parole, sebbene abbia cercato di rimanervi il più fedele possibile. Ho tradotto alla lettera la sensazione, il sentimento, che mi ha procurato leggere queste pagine. Ho cercato di assecondarne il tempo, tempo del respiro, della voce e le sue temperature”.

Autore anche della messinscena, “un amore ci cura e ci ammala allo stesso tempo, con scene di straniamento, continua, ho cercato di non trattenere le parole, per poterle dire, di andarle poi a cercare in giro per il corpo, di averle lì nei pressi, addosso, intorno; ho provato a camminarci accanto, a prendergli la mano, ho chiuso gli occhi e, senza peso, a dormirci insieme”.

Lo spettacolo, organizzazione Nicole Arbelli, è una produzione Fortebraccio Teatro, una compagnia, volta alla sperimentazione del contemporaneo, alla riappropriazione dei classici e alla ricerca di una scrittura scenica originale, si avvale della collaborazione artistica di Roberto Latini, Gianluca Misiti e Max Mugnai.

Un lavoro teatrale dove è inutile cercare l’arida correttezza filologica o l’ambiguità di un sentimento, Latini è riuscito a tradurre nel proprio corpo-voce, il turbamento di chi è attraversato dall’amore come sentimento totalizzante quanto illusorio, nonché la serena disperazione di chi cerca la trascendenza eppur la nega.

 

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