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Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Al “Bellini”di Catania eseguita la prima mondiale de “La Capinera” di Gianni Bella, liriche di Mogol e libretto di Giuseppe Fulcheri

Carlo Majorana Gravina – foto  Giacomo Orlando

 

Buona parte del tout Catane è accorsa al teatro Massimo “Bellini” per assistere alla prima assoluta de “La Capinera”, nuova opera lirica ispirata al romanzo “Storia di una capinera”  che diede a Giovanni Verga notorietà e successo nella Firenze capitale d’Italia, su musica di Gianni Bella.

Una storia che sin dalla prima stesura era destinata ad andare in scena, come già suggeriva l’autore scegliendo la forma del romanzo epistolare: scambiare lettere, per etimologia, è già dialogo; Verga stesso, rendendosene conto per primo, rielaborò il testo per la scena.

Bella al “Bellini”, tralasciando ogni chiosa scherzosa su nomi di pari radice, ha proposto un’opera lirica con cifra innovatrice, come fece il “cigno” a suo tempo, sorprendendo e spiazzando molto pubblico, chiamando a corresponsabili Mogol per le liriche su libretto di Giuseppe Fulcheri, Geoff Westley per l’orchestrazione e Dante Ferretti alla regia.

Un complesso lavoro d’équipe con interessanti invenzioni e qualche “caduta”, dovuta forse a una certa ansia di andare in scena, che, a cose viste, si poteva evitare studiando e ragionando adeguatamente sulle complessità formali e strutturali dell’opera lirica, applicando una cura che non si è saputo o voluto fare.

Primo e secondo atto hanno diversa tensione creativa: molto più sentito e sentimentale il secondo, mentre nella prima parte si avverte il soul del musical, stemperato dalla felice ed efficace disposizione del coro che, come d’uso nel melodramma e nella tragedia greca, funge da motore e dà impulso alla storia che si rappresenta.

Invenzione straordinaria e importante nell’opera Il colera, personaggio cui è affidato il thanatos della vicenda a bilanciarne l’eros: un thanatos ad esaurimento, a cessione lenta, che al termine della vicenda si spegne a sua volta, venendo ad esaurirsi la nefasta carica propulsiva dell’epidemia.

Troppo Cenerentola nei dialoghi, mentre le romanze, sui versi ispirati di Mogol, hanno carica sentimentale ed empatica di grande effetto. Forse un registro meno enfatico dell’orchestra, che sovente ha coperto le voci dei cantanti, avrebbe consentito migliore apprezzamento e valutazione del tutto: doveroso appunto al giovane direttore Leonardo Catalanotto che, sovrapponendo la partitura orchestrale al canto, sembra non aver trovato la chiave di lettura giusta per la vicenda ottocentesca verghiana, nella quale umanità e sentimenti chiedono spazio, voce, parola: la questione femminile e il tradizionalismo ottuso sono  pane quotidiano nel melodramma; più dei suoni serve la voce umana.

Hanno saputo mettere al proprio posto l’orchestra nelle parti salienti Cristina Baggio (Maria, la capinera), Andrea Giovannini (Nino, il giovane di cui Maria si invaghisce) Sonia Fortunato (la matrigna, che vigila arcigna sulla combine matrimoniale della figlia),  Carlo Malinverno (il colera), ma solo a tratti, non consentendo di farsi un’idea della complessa creazione della brigata capitanata da Gianni Bella.

Certo, un’opera nuova, negando a melomani e sala raffronti, va vista, seguita e considerata per quello che è: fatto che può spiazzare i più, ma non autorizza quell’agnosticismo intellettuale decadente che, nella migliore delle ipotesi, sfocia nel giudizio sospeso. L’opera è nuova, gli autori, deliberatamente o involontariamente, non si sono attenuti ai canoni tradizionali e questo apre una discussione del tutto lecita, per il bene e il  futuro dell’opera lirica che, dal pre-romanticismo sino agli inizi del Novecento, ha connotato l’Italia e la sua grande cultura meglio e più stabilmente della pizza e degli spaghetti.

La coraggiosa scelta del “Bellini” di produrre “La Capinera” va apprezzata e incoraggiata sopra tutto: è una proposta che tende ad arricchire, se non ampliare, il repertorio, con testi e musiche nuove di tradizione e matrice italiana, nel tentativo di rinverdire il primato della nostra creatività musicale e letteraria, apprezzate e amate a tutte le latitudini. 

 

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