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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Nel nome di Mozart il teatro “Bellini” di Catania inaugura anche la stagione lirica 2019

Carlo Majorana Gravina – foto Giacomo  Orlando

 

In una lettera al padre, il giovane Mozart  scriveva “Pensano che, essendo piccolo e giovane, da me non possa venire niente di grande” e per tutta la vita si diede a dimostrare quanto le persone con cui si rapportava si sbagliassero.

Quando compose il monumentale singspiel in due atti Die Zauberflöte (Il flauto magico) su libretto di Emanuel Schikaneder e contributo di Karl Ludwig Giesecke, ormai Mozart era un musicista di successo, aveva dimostrato tutto quello che aveva da mostrare. La vicenda narrata, densa di significati esoterici e massonici, è ambientata in un Egitto immaginario: un'alternanza di riferimenti simbolici al giorno e alla notte, e loro metafora, si sviluppa lungo un graduale passaggio dalle tenebre dell'inganno e della superstizione, verso la luce della sapienza solare, al quale corrisponde un progressivo capovolgimento di prospettiva nel ruolo dei buoni e dei malvagi, i cui poli contrapposti sono rappresentati da Sarastro e dalla Regina della Notte, Astrifiammante.

L’opera viene proposta in una nuova, attesissima produzione, affidata a due ‘mostri sacri’ della lirica internazionale, il direttore d’orchestra principale ospite Gianluigi Gelmetti e il regista, scenografo e costumista Pierluigi Pizzi

Die Zauberflöte è dramma filosofico, rito iniziatico, fiaba popolare, ma anche molto di più. Ultimo titolo del catalogo melodrammatico di Mozart, venne rappresentato per la prima volta al Theater auf der Wieden di Vienna il 30 settembre 1791.

L’estremo capolavoro lirico mozartiano, mancava dalla scena del “Bellini” dal 1999, quando per la seconda e ultima volta venne riproposto il leggendario allestimento firmato da Werner Herzog del 1991, per il bicentenario della morte del compositore.

La nuova produzione, al nome di Gelmetti associa quello di Pierluigi Pizzi, decano delle scene teatrali, autore del suo primo allestimento mozartiano, Don Giovanni, nel 1952, impegnato a Catania per la regia, scenografia e costumi, l’artista milanese è garanzia di ineguagliabile eleganza e di una raffinatezza che scaturisce dalle minuziose ricerche iconografiche, punto di partenza di sontuose ricostruzioni d’epoca.

Pizzi ha proposto una costruzione scenografica schietta, scevra dalle fumose allusioni che la moda registica italiana assegna, con incolta pruderie, agli spettacoli teatrali in odore di esoterismo e massoneria. Scelta coraggiosa e felice che, accompagnata da costumi appropriatamente stravaganti (meglio extra-vaganti), nonché da un trucco-parrucco spiritosamente tardo-barocco, ha reso il pubblico partecipe e coinvolto nella vicenda dei giovani amanti Tamino e Pamina.

Corre obbligo sottolineare il riferimento cólto che Pizzi ottiene con tale trucco-parrucco: Mozart si colloca tra il termine del periodo barocco, verso il cosiddetto periodo classico, agli albori del movimento romantico.

Il resto l’ha fatto Gianluigi Gelmetti, beniamino del pubblico catanese e, dal 2017, direttore principale ospite del “Bellini”, che ha gestito con sapiente maestria l’orchestra

In prezioso equilibrio tra giovani talenti e affermate celebrità internazionali, il cast ha schierato elementi di spicco, a cominciare da Christina Poulitsi (la Regina della notte), stratosferico soprano di coloritura, e l’austero Sarastro del basso australiano Karl Huml, mentre Elena Galitskaya, soprano russo ha vestito i panni di Pamina; il giovanissimo Tamino di Giovanni Sala, ruolo già da lui interpretato alla Scala di Milano; l’esperiente Papageno di Andrea Concetti. Brillanti ed efficaci anche gli altri ruoli secondari, così come l’orchestra e il coro del Teatro Massimo “Bellini”.

Una produzione felicemente moderna e azzeccata che ha reso fruibile e godibile un testo e una composizione diversa e distante dal genere del melodramma italiano ottocentesco. Il pubblico ha gradito ed ha ripagato l’impegnativo sforzo di tutti gli artisti con generosi applausi.

 

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