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Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Memoria della Strage di Capaci

Mattarella: «La forza dell’esempio di Falcone e Borsellino»

 

Ai caduti nella lotta alle mafie

Il 23 maggio del 1992 con oltre 400 chili di tritolo la mafia fece esplodere la Fiat Croma del giudice Giovanni Falcone. Nel tratto dell’autostrada A29, da Punta Raisi a Palermo, persero la vita anche la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. A 28 anni dalla Strage di Capaci, l’esempio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (ucciso il 19 luglio dello stesso anno) è sempre vivo anche se non si terranno cortei e manifestazioni a causa della pandemia.

«I mafiosi - ha detto in un videomessaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - nel progettare l’assassinio dei due magistrati, non avevano previsto che l’insegnamento di Falcone e di Borsellino, i valori da loro manifestati, sarebbero sopravvissuti, rafforzandosi, oltre la loro morte; diffondendosi, trasmettendo aspirazione di libertà dal crimine, radicandosi nella coscienza e nell’affetto delle tante persone oneste».

Il messaggio del Presidente era indirizzato ai giovani delle scuole coinvolti nel progetto «La nave della legalità». Le figure di Falcone e Borsellino «hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità. I giovani - spiega Mattarella - sono stati tra i primi a comprendere il senso del sacrificio di Falcone e di Borsellino, e ne sono divenuti i depositari, in qualche modo anche gli eredi. Dal 1992, anno dopo anno, nuove generazioni di giovani si avvicinano a queste figure esemplari e si appassionano alla loro opera e alla dedizione alla giustizia che hanno manifestato. Cari ragazzi, il significato della vostra partecipazione, in questa giornata, è il passaggio a voi del loro testimone. Siate fieri del loro esempio e ricordatelo sempre».

Alle parole del presidente della Repubblica si aggiungono quella della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese: « È nostro dovere non disperdere l’impegno quotidiano per la legalità che ancora oggi manifesta tutta la sua carica ideale». Ai giovani soprattutto a quelli che nel 1992 non erano ancora nati «dobbiamo dire che lo Stato c’è. Che la magistratura e le forze di polizia si impegnano tutti i giorni». E poi parlando della pandemia delle sue conseguenze afferma: «Ora più che mai, in questa situazione senza precedenti, lo Stato deve tenere alta la guardia. Le istituzioni e la società civile hanno tutti gli anticorpi necessari per impedire alla mafia di approfittare di questa gravissima emergenza».

«Come ci hanno insegnato i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, le mafie sanno di poter contare su una grande capacità di adattamento - ricorda Lamorgese - E per questo sfruttano ogni occasione utile, anche ora l’emergenza sanitaria per il Covid-19, perché le opportunità di investimenti opachi rappresentano da sempre la chiave d’accesso che apre la porta all’inquinamento dell’economia sana a favore di quella illegale».

Nella crisi economica provocata dall’emergenza coronavirus bisogna impedire che le mafie diventino le «banche» delle imprese in difficoltà: è il messaggio della presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Per lei, «Vincere le mafie significa soprattutto difendere la nostra società perché la mafia si prende gli spazi che lo Stato dimentica. Oggi, con l’emergenza economica in atto, con famiglie, imprese e cittadini in ginocchio, il rischio è che le mafie siano pronte a fare da banche alle imprese e da ufficio di collocamento per chi perde il lavoro. Questo non può accadere». «Come Paese dobbiamo essere coscienti della nostra storia per raggiungere l’obiettivo di sconfiggere la criminalità organizzata a tutti i livelli» aggiunge il presidente della Camera, Roberto Fico.

«Ogni giorno deve essere un giorno di lotta alla mafia, di contrasto alla criminalità, di reazione ai soprusi e alle violenze» scrive il ministro Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 stelle. «La battaglia per la legalità ha bisogno di tutti e tutte» dice il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che ha aderito «all’appello a esporre un lenzuolo bianco sui balconi, in memoria di quella strage e di tutte le vittime della mafia». « La battaglia di Falcone è la nostra battaglia. L’Italia e la sua gente vinceranno contro la vigliaccheria mafiosa» afferma la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E Matteo Salvini rompe il tono istituzionale delle dichiarazioni: «I mafiosi devono stare in galera, non uscirne come accaduto in queste settimane» scrive il leader della Lega.

In occasione della Giornata nazionale della legalità, data dell’anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, il Comune di Catania per volere del sindaco Salvo Pogliese ha aderito alla proposta di Maria Falcone, presidente della Fondazione intitolata a suo fratello Giovanni e dell’Anci, di dedicare questa giornata a tutti coloro che si sono prodigati, con abnegazione e senso del dovere, nella gestione dell’emergenza sanitaria, esponendo un lenzuolo bianco sul Municipio in ricordo dell’eccidio di stampo mafioso di 28 anni fa.

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