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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Presentato al Monastero dei Benedettini di Catania il libro “Né carne, né pesce”, della giovane scrittrice Gaia  Sarpietro, che riscuote successo e condivisione evocando il male generazionale: i disturbi del comportamento  alimentare

 Lella Battiato Majorana

 

I Disturbi del Comportamento Alimentare comprendono un’ampia gamma di patologie caratterizzate da un alterato rapporto con il cibo. Le più note: anoressia, bulimia  e binge eating (Disturbo da Alimentazione Incontrollata); solo nella provincia di Catania, da uno studio prospettico, per il 2019 sono attesi oltre 50.000 casi. Problematica affrontata in modo approfondito al Monastero dei Benedettini, Coro di Notte, per la presentazione del saggio “Né carne né pesce” di Gaia Sarpietro. Servizio di accoglienza turistica, alunne Alberghiero “Wojtyla” plesso Lizio Bruno capitanate dal prof. Anello Salvatore. Ha moderato l’incontro Lella Battiato Majorana.

Giuseppina Mendorla, docente di psicologia dello sviluppo Università Catania, ha introdotto in modo efficace la tematica emergente dal libro, accendendo una luce sulla malattia e fragilità conseguente, per salvare la vita alle ragazze che soffrono di questi disturbi. Una società malata che ci fa ammalare e abbandona i più deboli. Conduce la ricca platea a riflessioni anche antropologiche, mettendo in risalto l’importanza del raccontarsi,  e riuscire a percorrere il labirinto complesso dell’anima.

Sono intervenuti, oltre all’autrice, Maria Olivieri psicoterapeuta con modalità esaustive fa notare come il cibo protagonista ,è un segnale di come non si riesce a gestire il vuoto interiore. Lancia un messaggio: che significa, e come essere una buona mamma. Spesso il disturbo porta alla regressione, confusione e disordine, diventando il giovane più vulnerabile alle mode.

Ha presenziato il questore di Catania Alberto Francini, e ha voluto dare supporto e solidarietà ai problemi legati ai disturbi alimentari, chiarisce “per me è un piacere partecipare a queste iniziative che coinvolgono i giovani, un momento di rivitalizzazione stare vicino a una giovanissima, che lascia la su adolescenza e intraprende un momento importante della sua vita, la sua attività di scrittrice, ha tutti i presupposti per avere successo”.

L’autrice, protagonista e testimonial di questo percorso di sofferenza sta per giungere al traguardo della soluzione finale: oltre la guarigione; si mobilita per aiutare le ragazze prigioniere dei DCA. Racconta la sua esperienza il suo bisogno viscerale di esercitare il controllo, con il proprio corpo e con la paura che tutto possa sfuggire al proprio dominio. Con coraggio ci conduce nella sua decennale agonia e nei due istituti: “Palazzo Francisci” e “Nido delle rondini” a cui si è sottoposta a ricovero volontario. Il libro ha due interessanti chiavi di lettura: la prima stesura dettagliata e riflessiva nella fase iniziale e finale, al centro, il cuore del libro, concepito sotto forma di audio-diario, come fossero messaggi vocali registrati sul telefono, in quanto è proprio da essi che il suddetto diario è ricavato.

Il testo scorrevole, si legge tutto d’un fiato, sotto forma di monologo, e insegna ai terapeuti di non avere né preconcetti, né pregiudizi, e come sottolinea il dott. Salvatore Salerno, è necessario farsi come acqua e adattarsi al paziente.

Un atto di solidarietà “mi sono accorta che moltissime persone, sottolinea Gaia Sarpietro, si sono rivolte a me dopo tanti appelli su facebook, così ho realizzato che, trincerandosi dietro il problema, aggravano la loro situazione; il libro è un monito per amici, conoscenti, familiari, poiché una marea di giovanissimi con i criteri imposti oggigiorno, vengono assoggettati alla problematica. Con il libro cerco di curare e aiutare me stessa”. Autocura attraverso altri, e il messaggio che vuole dare alle ragazze che si trovano in questa difficoltà, dichiara l’autrice, “Fare coming out, chiedere aiuto prima possibile; vi garantisco che non l’ho fatto per quindici anni e ho compromesso la mia guarigione; chiedere aiuto prima possibile significa essere già al di fuori”. 

L’endocrinologa Vinciguerra denuncia “Epidemia sociale, DCA sempre più frequenti che coinvolgono diverse classi sociali, prevalentemente età giovanile, disturbi poco conosciuti, ben vengano queste occasioni per fare comunicazione, prevenzione e informazione”. Proietta interessanti slide e segnala numero verde 800 180 969 e il sito nazionale www.disturbialimentarionline.it alla platea formata da studenti universitari del corso di psicologia dello sviluppo e altri provenienti dall’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” e dal Liceo Classico statale “Nicola Spedalieri” di Catania.

Viene trattato l’aspetto delle strutture pubbliche e convenzionate nel territorio nazionale, ancora oggi carenti, “nella Regione Siciliana, sottolinea Vinciguerra, non sono disponibili tutti i livelli di trattamento, nonostante la grave diffusione del disturbo”. La stessa autrice, nel libro, “non abbiamo centri residenziali in Sicilia ed ecco l’esodo al Nord con enormi problemi economici e mancanza di assistenza affettiva, poiché ci si allontana anche fisicamente dalla famiglia”. Salerno, nutrizionista (master in comportamento alimentare), dietologo clinico, punto di riferimento che opera nel Day Hospital del “Vittorio Emanuele” di Catania, aperto da giugno 2017 evidenzia “unico in Sicilia, dedicato alla terapia dei DCA dell’Età Adulta collaborato dal Servizio di Psicologia Ospedaliera della stessa Azienda. Già nel 2018 erogate 700 prestazioni, cerchiamo di dare tutte le risposte possibili, non abbiamo orari e il personale è insufficiente”. Quindi un appello “servono maggiori risorse umane, ruoli adeguati e creare centri residenziali. La Commissione Regionale Sanità (VI commissione) ha deliberato che questo centro venisse inserito tra i centri di eccellenza regionali. Ad oggi, purtroppo, quest’ultimo passo burocratico-amministrativo non è stato esitato”.

L’autrice aggiunge “piaga sociale in crescita; psicologi e psichiatri spesso sottovalutano il problema e non intervengono tempestivamente: diagnosticare il disturbo, curare e affrontarlo; io sono stata vittima poiché non ho avuto subito le cure necessarie”.

 

 

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