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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Si realizza l’ambizioso progetto per il “dopo e durante noi” a San Cataldo e nasce “La casa di Josè”

Lella Battiato Majorana

 

Nasce “La casa di Josè”, nuovo ambizioso progetto sperimentale della Cooperativa Sociale Etnos di Caltanissetta, realizzato per il “dopo e durante noi”. In esso è prevista l’integrazione di residenza comunitaria e inserimento lavorativo di ragazzi e adulti con disabilità media, ma anche grave, compatibile con lo svolgimento di attività lavorative.

La struttura residenziale, a pochi kilometri da San Cataldo in provincia di Caltanissetta, è una villetta immersa nella campagna siciliana e prevede la coabitazione di 10 giovani e adulti con disabilità che intraprendono un percorso di autonomia e indipendenza dal proprio nucleo familiare  o che non hanno più i genitori in vita.

La titolazione della casa-famiglia a Josè si deve all’affettuoso tributo voluto dal presidente della Cooperativa nissena – Fabio Ruvolo -  al papà degli attuali proprietari dell’immobile Giuseppe Andaloro (recentemente scomparso) che, commossi dalla destinazione d’uso dell’immobile, hanno mostrato molta disponibilità e compartecipazione emotiva.

«La nostra idea del dopo e durante noi – afferma il presidente Ruvolo - declina, anche in questo ambito, una idea che ha sempre ispirato le nostre azioni sul territorio. Crediamo fermamente che il lavoro per ogni  persona rappresenti una vera opportunità di riscatto e inclusione. Nelle disabilità possiamo confermare, ancor di più, che il lavoro rappresenta una delle forme più evidenti di abilitazione e riabilitazione sociale».

Il modello del “dopo di noi” si basa su quattro pilastri essenziali: la famiglia d’origine del ragazzo, l’impresa sociale, lo Stato e il territorio che si deve far carico anche moralmente della problematica della disabilità.

L’impresa sociale, che autofinanzierà la struttura, permettendo ai ragazzi di produrre beni di consumo, alimentari e non, prevede un’ impresa agricola e laboratori di creazioni artigianali in terracotta e ferro battuto oltre che un laboratorio di cucina industriale per la formazione dei ragazzi che saranno inseriti nello staff del primo risto-solidale d’Italia “Un Posto Tranquillo”.

La struttura accoglierà sia ospiti residenti che “diurni” cioè ragazzi che svolgeranno da esterni le attività previste dal progetto.

Per i componenti di questa “grande famiglia” (residenti stabili o con accesso diurno), la cooperativa ha predisposto un percorso, iniziale e continuativo, di orientamento e formazione al lavoro e uno successivo per l’inserimento lavorativo.

Proprio il territorio è chiamato sin da ora a dare il proprio contributo mediante una piccola raccolta fondi organizzata dalla cooperativa, che si è già intestata il carico economico–finanziario più oneroso, acquistando con un mutuo di 300mila euro l’immobile.

Per la restante parte, utile al cofinanziamento e l’avviamento della start-up dell’impresa sociale, si vogliono coinvolgere le associazione del territorio, le imprese e i singoli cittadini.

È possibile dare il proprio contributo mediante bonifico bancario su Banca Prossima intestato a: Etnos soc. coop. sociale Causale: Donazione la Casa di Josè Iban: IT61 B033 5901 6001 0000 0140 469; Banco Posta intestato a: Etnos soc. coop. sociale Causale: Donazione la Casa di Josè Iban: IT 03 I 07601 16700 001040890590 o mendiante  paypal facendo riferimento alla e mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Accedendo al sito www.laretedeldono.it cercando il progetto la casa di Josè oppure semplicemente decidere di devolvere il 5xmille al progetto nella imminente dichiarazione dei redditi.

La raccolta fondi è anche destinata alla condivisione dell’idea e sentimento che la comunità possa, e debba,  stringersi attorno a queste famiglie e ai loro figli, che non saranno mai più soli. La disabilità non può essere più vissuta dalle famiglie originarie come “un problema da risolvere” in solitudine, soprattutto alla luce della inevitabile morte dei genitori. Le diverse abilità sono un opportunità di crescita, che riguarda tutti.

 

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