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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Dedi-Care: workshop di pittura estemporanea, musica e presentazione del saggio “Viva la vita. Ammalarsi di tumore senza libretto di istruzioni”  curato da Samot Onlus

 Un evento su dolore e cure palliative

Angela Ganci

 

Un evento socio-culturale contraddistinto dall’alternarsi di momenti scientifici, letterari e artistici in nome della solidarietà per la sofferenza e per la promozione della gioia di vivere insita nel dolore: queste le caratteristiche poliedriche dell’evento svoltosi lo scorso 13 Ottobre nella sontuosa sede di Villa Branciforti Butera a Bagheria, organizzato da Samot Onlus, Società Assistenza Malati Oncologici Terminali,in partnership con il Comune di Bagheria, e con la partecipazione di musicisti, scrittori, docenti e studenti (interessante l’estemporanea di pittura degli studenti del Liceo artistico regionale “R. Guttuso” di Bagheria).

Un evento di beneficienza dedicato alla memoria di Maria Agrippina Amantia, paziente Samot e autrice del libro “Viva la vita. Ammalarsi di tumore senza libretto di istruzioni”, un libro da dedicare ai lettori, per infondere speranza e voglia di lottare a chi è colpito dalla malattia oncologica.

“La storia di Maria Agrippina è un inno alla vita, in qualunque forma essa si presenti, e il libro una perla nata dalla sofferenza – spiega Anna Maria Lo Coco, coautrice del libro – Maria ci ha lasciati lo scorso 22 Agosto, a 68 anni, il giorno stesso in cui il libro veniva pubblicato, così che se ne andava contenta di averlo visto online. Viva la vita è il testamento della sua voglia di vivere, ma era anche il suo motto, un motto di accettazione e valorizzazione della vita, come mezzo per vivere meglio, e da questa produzione letteraria, fortemente sostenuta da me, lei si aspettava di fare stare bene le persone”.

La voglia di vivere, di testimoniare la bellezza di una vita a cui aggrapparsi nonostante le sue inevitabili, piccole o grandi, sofferenze: un insegnamento che i malati terminali costantemente pongono in essere e che è missione della medicina e della psicologia facilitare, attraverso un dedi-care cure idonee, secondo il concetto di prendersi cura, rsstituendo un’immagine positiva dei percorsi di malattia.

“Come Samot proponiamo un modello assistenziale innovativo, un modello di care come ascolto del paziente, che comprende l’assistenza al malato e alla famiglia da parte di psicologi, medici, assistenti sociali, accompagnandoli lungo il percorso della terminalità e nel periodo successivo alla morte – sottolinea Tania Piccione, Coordinatrice regionale Samot – con l’alta finalità di contribuire al sollievo dal dolore, fisico, psicologico e sociale, che colpisce le persone affette da patologie croniche degenerative, e i loro familiari. Il malato è un essere umano, non un organo, per cui necessita di empatia e assistenza tali da evitare ricoveri impropri, inutili nelle ultime fasi di malattia”.

“L’accompagnamento alla morte richiede preparazione professionale elevata e, in questo, la Samot primeggia, dopo la Lombardia, in quanto erogatrice di cure palliative – precisa Emanuela Di Fatta, Assistente Sociale Responsabile del Centro di ascolto SAMOT Bagheria – Per mantenere elevati gli standard assistenziali la Samot predispone incontri di supervisione con gli operatori, per arginare lo stress e il burnout insito nel contatto quotidiano con la sofferenza di chi lotta per la vita”.

Un percorso di responsabilità terapeutica, oltre che di umanizzazione a livello personale, quello che si percorre nell’accostarsi pienamente al dolore di un altro essere umano, che richiede saggezza nell’assistenza, adeguata al fine vita, poiché “così come per nascere abbiamo bisogno di mani sagge, ugualmente accade nell’approssimarsi alla morte”.

 

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