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ThE  VoiCe KaRol WojTyLa

Editore:  I.P.S.S.E.O.A.  "Karol Wojtyla"   dott.ssa Daniela Di Piazza,   Direttore responsabile:   dott.ssa Lella Battiato,    Reg.Tribunale di Catania 24/16

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Meloni-calamita unisce la destra in Sicilia, raduna i sovranisti, attacca il M5S “simile al PD”

 Lella Battiato Majorana

 

Tutti a Catania con “Fratelli d’Italia” per una nuova grande iniziativa dal titolo “È sempre più blu”. Sulle note della famosa canzone di Rino Gaetano, divenuta la colonna sonora delle iniziative organizzate da FdI in tutt’Italia, il presidente nazionale Giorgia Meloni ha presentato nuove importanti adesioni al partito che nelle ultime elezioni europee ha sfiorato il 7%.

Una convention che sceglie Catania, la più grande città amministrata da Fratelli d’Italia: in Sicilia fuga dai partiti e Forza Italia perde pezzi. All’interno dell’asse ci sono già dei grandi cambiamenti a lasciare partiti, Luisa Lanteri andata via dal PD, Luigi Genovese ha lasciato Forza Italia, anche Rossana Cannata deputato lascia Forza Italia  e stringe il sodalizio con il sindaco della città Salvo Pogliese e Basilio Catanoso; anche il fratello Luca, primo cittadino di Avola.

L’emorragia di Forza Italia indebolisce l’attuale commissario Gianfranco Miccichè e rafforza Meloni. All’assessorato al turismo è arrivato Manlio Messina sempre in quota Fratelli d’Italia; Pogliese, il sindaco di Catania, potrebbe essere il prossimo coordinatore per la Sicilia orientale, mentre per la parte occidentale Carolina Varchi.

Adesione anche dell’assessore Pippo Arcidiacono, con voci insistenti che riguardano i colleghi di giunta Sergio Parisi e Barbara Mirabella, oltre che l’ex vice-coordinatore forzista di Catania, Dario Daidone, ma solo quest’ultimo è presente allo Sheraton. Alcuni sindaci etnei si avvicendano sul palco: Alberto Bonanno (Biancavilla) si dice «fiero appartenente della generazione Atreju», Massimiliano Giammusso (Gravina) ringrazia il duo Catanoso-Pogliese per «averci guidato in un deserto», Ruggero Strano (Castel di Judica) chiosa «dopo un periodo in cui eravamo personaggi pirandelliani in cerca d’autore». Presenti anche Salvatore Puglisi (Linguaglossa) e Armando Glorioso (Nissoria).

Guido Castelli, ex sindaco forzista di Ascoli, uno degli ultimi arrivi nella campagna acquisti di Giorgia Meloni, lancia una battuta ironica alquanto appropriata. La sala dello Sheraton strapiena, l’inno è “Ma il cielo è sempre più blu” una scelta cromatico-politica per simboleggiare l’ambizione da partito conservatore in stile Tory. Eppure - in questo pomeriggio di caldo intenso, di occhi brillanti di gioia, forse era più adatto il ritornello di “Amici mai” di Antonello Venditti, quello su «certi amori» che «non finiscono» perché «fanno dei giri immensi e poi ritornano».

È «un giorno di festa», per Salvo Pogliese, padrone di casa e ospite d’onore «Sono troppo felice. Ci lega anche un dato affettivo, di comunanza di storie e percorsi - che il sindaco di Catania ricorda -: il giorno in cui conobbe una giovanissima Giorgia, nel luglio 1993, quando 17 eretici sognatori organizzarono a Passo Pisciaro il primo campo regionale di formazione politica del Fronte della gioventù». E Meloni, che dà il benvenuto al sindaco di Catania in Fratelli d’Italia anticipando «incarichi di assoluto valore» nel partito, ricambia l’album dei ricordi mostrando una fotografia, sempre del ‘93, «in cui io e Salvo siamo assieme in una squadra che vinse il torneo di pallavolo del nostro movimento giovanile».

Un «giorno speciale» lo definisce Manlio Messina, coordinatore regionale di FdI festeggiato da neo-assessore al Turismo, lieto di «aver ritrovato un amico di sempre», appartenente a «una comunità che ha fatto la storia della destra a Catania».

Il sindaco di Catania entra in FdI con il gruppo “MuovitItalia”, condiviso con Basilio Catanoso («Lasciamo da parte gli errori fatti dagli uni e dagli altri nelle scelte passate», scandisce l’ex parlamentare acese), portando con sé «dieci sindaci e 300 amministratori locali».

Pogliese, che ringrazia la Lega con «estrema sincerità» e «grande riconoscenza» per il “salva-Catania”, sostegno sul dissesto «senza chiederci nulla in cambio». Sicuramente ha scelto  la strada più giusta per sé e il suo gruppo:  stare in un contenitore politico che può riservargli più spazio velocemente.

Si dà come ormai scontato il passaggio di un altro forzista dell’Ars: Alfio Papale. Se fosse davvero così, i meloniani a Palazzo dei Normanni diventerebbero cinque. Fra i presenti l’ex assessore regionale Paolo Ezechia Reale, l’ex senatore Pippo Pagano, l’ex deputato regionale di Fi Nino Beninati.

Una «serata di festa» per l’eurodeputato Raffaele Stancanelli, silenzioso traghettatore di Pogliese in FdI, «una scelta coraggiosa», in contrapposizione (stoccata a Nello Musumeci) a chi «ci considerava un partitino del 2-3 per cento senza futuro».

Nel suo discorso in sala, la leader - con lo sguardo soddisfatto del capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida e del vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, entrambi in prima fila - riscuote il risultato plastico di «una crescita meno veloce di altri e più ponderata, senza prendere scorciatoie».

Rilancia i temi chiave (identità, famiglia, alt ai migranti «col blocco navale al largo della Libia, come dico da molto prima che sia di moda»), propone «un piano straordinario di infrastrutture al Sud, compreso il Ponte». E infine la prospettiva delle Politiche: «Lega e Fratelli d’Italia puntano alla maggioranza per un governo vero che duri cinque anni».

Non manca l’accenno ai grillini “sull’immigrazione non mi stupisce il M5S è strutturalmente di sinistra, afferma Meloni. L’ho sempre detto, e il motivo per cui penso che la destra non si dovrebbe tornare più insieme”. Continua “la maggioranza, non sta cambiando perché noi, come abbiamo detto cento volte non siamo disponibili a far parte di questa maggioranza. Siamo disponibili a votare solo le cose che condividiamo: tagliare il numero dei parlamentari perché è una riforma che gli italiani si aspettano”. Sul caso Lega-Russia “facciamo una commissione d’inchiesta, ma partiamo dai rubli che prendeva il PCI che è la forza politica che i soldi dalla Russia li ha presi di sicuro e per qualche decennio”.

 

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