A proposito di ebrei a Catania Vi presentiamo la Giudecca

La giudecca di Catania fu l’antico quartiere ebraico sorto a ridosso delle mura nella periferia a ovest e a sud della città. La definizione di ghetto è impropria, in quanto la comunità ebrea catanese non appare chiusa e isolata in un quartiere, ma più propriamente spalmata in diverse regioni della parte bassa della città.
La presenza di una giudecca a Catania la si può ipotizzare già a partire dal III-IV secolo d.C., quando cioè appaiono le prime lapidi funebri relative a defunti Ebrei. Una delle più importanti, rinvenuta durante i lavori per la messa in posa di cavi telefonici nel mese di maggio 1929 nella zona est del vecchio abitato presso la chiesa di Santa Teresa, risalirebbe – sulla base dei caratteri latini usati – alla fine del IV secolo. Non esistono fonti relative al periodo seguente, mentre in un periodo non meglio precisato la comunità ebraica di Catania si insedia nel quartiere detto della Cipriana, dove è presente nel 1235, situato entro le mura di nord-ovest, mentre nel corso del XIV secolo si distribuisce senza soluzione di continuità nella zona a sud, in uno spazio urbano compreso tra la Piana e il Porto, giungendo alle porte della Platea
Magna, oggi nell’area di piazza Duomo. La giudecca si dota di due sinagoghe, un ospedale, un macello e persino un cimitero poco fuori le mura, certamente accessibile da una Porta della Judeca, forse situata alla Cipriana. Rapporto stretto quello tra la città e la comunità Ebraica, un rapporto instaurato da Federico II con gli Ebrei di Sicilia. Catania era la quarta comunità come numero di nuclei familiari nell’isola e il rapporto conflittuale inizia con un concilio papale nel 1215; gli Ebrei vengono marchiati, sugli abiti, con una rotella. Ma Federico II, pur mettendo in pratica la disposizione Papale, non perseguita il popolo Ebraico, ma chiama a se giudici, ebrei conversi e una serie di personaggi obiettivi per avere un giudizio neutrale e non perseguitare a prescindere. L’impianto commerciale ed economico Etneo era in mano alla comunità Ebraica che arriva dal Maghreb con l’arte della colorazione delle stoffe e soprattutto a Catania. La zona del Castello con i simboli e via Consolato della Seta sono la testimonianza della comunità in città.
Anche l’elefante, simbolo del capoluogo Etneo, è legato ad una leggenda che lega un Ebreo converso, Eliodoro, un mago ed il vescovo Leone II. Il mago “ebreo” trasforma l’elefante di pietra in uno vero e lo fa scorazzare in città seminando panico e terrore, ma il vescovo esce dalla chiesa e con la stola benedetta sfida il mago avvolgendolo nelle fiamme e trasformando il suo elefante in pietra. Ma la storia non finisce qui, gli Ebrei vengono accusati di praticare le arti magiche, le stregonerie e incominciano ad abbandonare il centro cittadino per spostarsi verso la “porta della Iudeca” o Cipriana oggi la collina di San Nicolò l’Arena, collina Monte Vergine. I simboli, i resti sparsi nel quartiere Ebraico sono ben visibili e molto interessanti per ricostruire la storia della comunità Ebraica Catanese.

La comunità ebraica di Catania era prevalentemente in affari con il mercato del pesce e come era d’abitudine si affacciava su di un fiume, nel caso catanese sull’Amenano che prese da essi a chiamarsi Judicello propriamente per la presenza della giudecca, adoperato per i bagni rituali delle donne. La presenza ebraica è attestata anche presso le maestranze
che lavorarono nella realizzazione del Castello Ursino (1239-1250), come pure dimostrano taluni riferimenti alle simbologie giudaiche impresse dagli operai a decorazione del fortilizio svevo. La giudecca venne quindi spopolata a partire dal 18 giugno 1492 e l’area anticamente occupata da una numerosa comunità ebraica cadde
nel totale abbandono e nel degrado, presentandosi nel 1554 in pessime condizioni quando il senato civico cedette il territorio della Cipriana ai cassineni provenienti dal cenobio nicolosita insieme a quello del Parco.
I due quartieri noti si trovavano prevalentemente nella zona a sud della città.
Il primo quartiere era detto Judeca Suprana (הקדוי הנרפוס , Iodeka Supran, Giudecca superiore) o in siciliano Judeca di Susu e corrispondeva al Piano della Cipriana, quartiere che dopo l’esilio degli Ebrei dalla Sicilia venne acquisito dai Padri Benedettini che nel 1558 iniziarono, alla presenza del viceré di Sicilia Juan de la Cerda, duca di Medinaceli, il primo impianto di quello che sarebbe poi stato il maggiore convento del Regno. Il quartiere si estendeva tra le attuali via della Cipriana (è una piccola traversa di via Quartarone), via Maura (in ebraico significa Moro), piazza Dante e il convento benedettino. In via Sant’Anna era la mezkita di questo quartiere, termine ebraico-medioevale che indicava la sinagoga. Il secondo era invece la Judeca Suttana (הקדוי הנטוס ,Iodeka Sutanah o Giudecca inferiore) detta anche Judeca di Jusu, dov’è oggi la Pescheria: qui infatti dovette pure esserci un grande mercato del pesce. La zona era piuttosto paludosa e talora malsana a causa della presenza del fiume Amenano che qui scorreva a vista e prendeva il
nome di Judicello, propriamente a causa della Giudecca. Interessante notare come nella cartografia della Sicilia di XVI e XVII secolo il fiume fosse sempre segnalato con tale nome e mai come Amenano. Era compreso tra le attuali chiesa di Sant’Agata alle Sciare, la Pescheria (più precisamente presso il Pozzo di Gammazita) e via Marano. La sinagoga di questo quartiere era ubicata dov’è oggi la via Recupero, presso la chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
La dislocazione della comunità ebraica si può desumere anche dalla toponomastica: via Marano viene propriamente da marrano, cioè il termine dispregiativo riferito agli Ebrei convertiti al Cristianesimo, mentre via Gisira viene dal termine islamico jizia, la tassa cioè che veniva versata per la libertà di culto. Indirettamente invece via Santa Maria della Catena indica la presenza della giudecca: infatti in Sicilia tutti i toponimi che indicano catena e le chiese titolate Santa Maria della Catena sono rispettivamente contrade abitate in quel tempo da giudei e sedi d’antiche sinagoghe..


Aurora Carbonaro e Valeria Petralia V O AT

redazione@thevoicekw.it

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