La prepotenza invisibile

Tiziano Bonaccorsi, Giuseppe Gravagno 4°O ENO

È facile diventare la preda di un bullo, bastano un paio di occhiali, oppure l’apparecchio ai denti, qualche chilo in più, o dichiararsi gay o lesbica. Viene detto sempre che si nasce liberi e senza pregiudizi fino all’età della pubertà. Poi, per il resto della nostra vita, cerchiamo di curare le ferite che ci siamo procurati in quel periodo.
Oggigiorno la maggior parte dei casi di bullismo non avviene fisicamente, ma dietro una tastiera.

Questa tipologia di bullismo, ovvero il cyberbullismo avviene quasi esclusivamente sui social come dimostrato nel grafico soprastante. A differenza del bullismo “classico”, il secondo è più difficile da contrastare, poiché,
avvenendo tramite il web, il cyberbullo potrebbe assumere un’identità diversa dalla propria rendendo più complicato trovare il responsabile. Quest’ultimo può avvenire in qualsiasi momento e non i luoghi ben specifici come il bullismo stesso. Entrambi hanno come obiettivo prendere di mira i più deboli o le persone ritenute “diverse”,
questi atteggiamenti potrebbero portare una persona a chiudersi in sé stessa, ad isolarsi o nei casi peggiori anche al suicidio. Come già evidenziato, i “luoghi” dove maggiormente avviene questo fenomeno sono i social network che vengono sfruttati in modo inadeguato, il tutto potrebbe essere causato, ad esempio, da un video o una foto magari private, le quali possono essere mandate a una persona che si definisce amico/a che successivamente la condivide senza il consenso dell’interessato.

Fra i casi di cyberbullismo più noti alla cronaca nera, vi è quello di Amanda Todd, un’adolescente che dopo mille
peripezie dettate dal suo “carnefice” decise di togliersi la vita impiccandosi.
Se guardiamo vicino a noi, sicuro che qualcuno dei nostri compagni non sia vittima di bullismo ? Siamo così certi che tutto questo succeda agli altri ?


Tiziano Bonaccorsi, Giuseppe Gravagno 4°O ENO

redazione@thevoicekw.it

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