Siamo tutti “Migranti”

Roberto Calabrese IV O EN

Le diverse cause che spingono famiglie, gruppi e singole persone a lasciare i loro paesi di origine sono molto differenti tra loro. Negli ultimi quarant’anni il popolo dei paesi in via di sviluppo ha avuto un incremento di 2,4 miliardi di persone, mentre quella dei paesi già sviluppati di 401 milioni.

Nei primi, la maggior parte degli abitanti vive con meno di un dollaro al giorno, cioè in una situazione
caratterizzata da grande miseria e povertà che non è destinata a migliorare in quanto tali zone sono soggette allo sfruttamento delle multinazionali e dei gruppi che controllano il mercato finanziario. A volte, in questi paesi, inoltre, sono frequenti sia i conflitti tra i vari gruppi etnici, che portano a massacri periodici, sia i regimi dittatoriali, dai quali , chi può, cerca di fuggire. Tenuto presente che il flusso degli stranieri non è mai stato costante, uno studio ha cercato di capire quali sono i luoghi di maggiore provenienza dei migranti.
Al giorno d’oggi la maggioranza dei migranti è data da Africani , Asiatici e , in misura minore Americani del Sud America. Per quanto riguarda l’Africa , gli stati interessati al fenomeno sono soprattutto: Marocco, Egitto, Senegal, Ghana, Etiopia e Somalia. Di nazionalità Filippina, Cinese e Indiana, invece sono emigrati che giungono dall’Asia.
Per quanto riguarda, invece, l’America latina, la maggior parte delle persone che migrano provengono dal Brasile, dall’Argentina e dal Perù. Al giorno d’oggi la popolazione Italiana, a causa del bassissimo tasso di natalità e, al contrario, dell’aumento della aspettativa di vita, sta “invecchiando”: molti studiosi, infatti, affermano che in futuro ci saranno più anziani che giovani, tutto ciò potrebbe provocare una grave crisi economica, a causa della mancanza di manodopera lavorativa che possa portare avanti il paese, creando così difficoltà per la nazione. Una nota confortante,
però, è la crescita dei matrimoni misti tra gli uomini italiani che si sposano con donne straniere. Prima del 1992 erano soprattutto donne Sud americane che si sposavano con gli Italiani, mentre ora la maggioranza è Europea: Rumene, Polacche, Russe e Albanesi. Per L’Italia, quindi, l’immigrazione ormai non è più un fenomeno passeggero
in quanto incide profondamente sull’economia, l’unica strada da seguire è quella dell’integrazione. Bisognerebbe, quindi, che Regioni e Comuni predispongano progetti al fine di realizzare servizi e abitazioni per consentire una convivenza pacifica tra Italiani e stranieri. Un ruolo decisivo, proprio per l’integrazione dei migranti, è svolto
dalla famiglia e dalla scuola dove, i giovani possono essere educati al rispetto verso tutte le etnie, per evitare tutti quelli che possono essere i pregiudizi razziali.

La scuola, in particolare, dovrebbe essere il mezzo principale per permettere sia di evitare lo sviluppo, dai
parte dei giovani, di pregiudizi razziali, sia all’integrazione dei giovani costretti a emigrare, in quanto la scuola accoglie anche tutti gli stranieri. Per i bambini stranieri, infatti, frequentare la scuola è molto importante perché significa stabilire rapporti di parità con i propri coetanei e istruirsi . L’obiettivo non è eliminare le differenze, ma stimolare un’identità elastica e aperta che sappia vedere lo straniero come opportunità e non come ostacolo.
È proprio questa visione degli stranieri che da origine al razzismo. Questo fenomeno nasce anche perché alcune persone pensano che la cultura degli altri paesi sia molto differente dalla nostra, e che quindi sia molto difficile vivere insieme su una base di uguaglianza. È proprio a causa del razzismo che sempre più spesso assistiamo a delle
vere e proprie aggressioni nei confronti dei migranti. Queste possono passare da insulti e minacce ad atti di gravissima violenza fisica e aggressioni di gruppo. Per questo è importante ricordare che i diritti umani fondamentali contenuti nella dichiarazione universale e nei due patti del 1966 hanno valore per tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro condizione di cittadini o non cittadini del paese in cui vivono e, soprattutto, indipendentemente dalla provenienza. Nonostante il dibattito molto acceso sui diritti e doveri degli immigrati e delle immigrate, e sulla condizione
di ”clandestinità” o irregolarità che caratterizza molti di loro dal punto di vista giuridico, è molto chiaro, quindi, che il diritto internazionale non consente a nessuno stato, sociale, giuridico o economico, di condizionare il rispetto dei diritti umani. Questo principio vale sia per i diritti umani sia per un tema particolarmente rilevante in materia di immigrazione, cioè il diritto umano alla libertà di movimento. Secondo i diritti civili e politici, articolo 121, ogni individuo che si trovi illegalmente nel territorio di uno stato a diritto alla libertà di movimento e alla libertà di scelta della residenza di quel territorio. I suddetti diritti non possono essere sottoposti a nessuna restrizione tranne quelle che siano previste dalla legge, siano necessarie per proteggere la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, la sanità o la moralità pubblica, ovvero i diritti altrui di libertà, e che siano compatibili con gli altri diritti riconosciuti dal presente
patto. Oltre a questi principi base esistono poi una serie di strumenti specializzati sui diritti umani, mirati direttamente alla tutela delle persone rifugiate o dei migranti. Lo strumento più completo fin ora elaborato a livello Interazionale sui diritti delle persone migranti e la convenzione ONU sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie.
Riflettiamo un momento:
Noi Italiani non siamo stati un popolo di migranti ? Quanti dall’inizio del 900 sono
partiti in cerca di fortuna, di una vita migliore , dal sud verso nord, dall’Italia verso la Svizzera, la Germania, I Paesi del Nord Europa, per non parlare dell’America, dagli Stati Uniti, all’Argentina, al Brasile …
E oggi? Emigrano i “ cervelli “ , i ricercatori, gli studenti universitari , gli scienziati e, ancora oggi la famosa manovalanza che cerca in un paese stranieroun lavoro migliore o più dignitoso. Riflettiamoci : Nessuno lascerebbe la propria terra se avesse le giuste opportunità, i giusti riconoscimenti, si partirebbe per il gusto della scoperta, per il piacere di un viaggio e non con il cuore straziato , o , nella migliore delle ipotesi , con la convinzione che non si può fare altro per essere riconosciuti per il proprio valore.

Roberto Calabrese IV O EN

redazione@thevoicekw.it

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